Alighiero Boetti, details of Alternando da uno a cento e viceversa, kilim carpet, 1993

Alighiero Boetti, artista torinese, è da sempre descritto come un artista eclettico e versatile.
 Infatti egli non aveva paura di aprirsi a nuove culture e sperimentare nuove tecniche artistiche. Ed è per questo che, nell’ultima fase della sua vita, l’artista arriva anche ad approcciare l’arte del tappeto.

L’amore per questa tecnica nasce dai suoi numerosi viaggi in Afghanistan, che visita per la prima volta nel 1971. Qui l’artista conosce le tecniche di tessitura e di ricamatura delle donne afghane, rimanendo affascinato dai colori e dai motivi dei ricami tradizionali e decide.
Decide dunque di commissionare a queste ricamatrici una serie di arazzi e ricami, usati come tele per indagare temi politici e geografici.

Poi nel 1991 approda ai tappeti e fa realizzare in Pakistan, con la tecnica tradizionale, 50 kilim. Ovviamente, anziché utilizzare i motivi convenzionali, Boetti usa questi tappeti per trattare il tema della variazione affrontato in Alternando da uno a cento e viceversa, serie di lavori su block notes eseguiti negli anni 70’.

Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, china e matita, 1978
Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, china e matita, 1978

Ogni tappetto quadrato viene suddiviso in cento quadratini e i compositori grafici del progetto, in questo caso gli studenti delle accademie di belle arti francesi, possono decidere come trattare e riempire questi quadrati. L’unica istruzione che Boetti dà loro è il numero di quadratini da annerire e da lasciare bianchi.

Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, tappeto kilim, 1993
Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, tappeto kilim, 1993

Infatti Boetti sceglie il tappeto perché gli permette di agire come fosse un registra cinematografico.
Egli è sempre stato affascinato dall’idea che queste opere tessili fossero frutto di tre soggetti diversi.
Di Boetti, cui spetta l’idea generale, di un disegnatore e di una ricamatrice.
Con tali opere egli vuole mettere in dubbio il ruolo dell’artista, interrogando i concetti di serialità e  paternità dell’opera d’arte.

Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, tappeto kilim, 1993
Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, tappeto kilim, 1993

Il risultato finale è una serie di tappeti uno diverso dall’altro, grazie al quale l’artista indaga il tema del caso, della modularità e del rapporto fra questi.

Mostra Alighiero & Boetti. Mettere al mondo l'arte (1962-1993), Museo Madre, Napoli, 2009
Mostra Alighiero & Boetti. Mettere al mondo l’arte (1962-1993), Museo Madre, Napoli, 2009

Interessante poi che l’ultima opera di Boetti, il suo testamento artistico, sia proprio un tappeto, realizzato in cinque versioni diverse per i parenti dell’artista.

Alighiero Boetti, Tappeto, 1994
Alighiero Boetti, Tappeto, 1994

Come nella tradizione dei tappeti persiani, anche questo tappeto rappresenta l’universo. Tuttavia, in questo caso, esso rappresenta il cosmo dell’artista. Per cui in esso si ritrovano alcuni motivi tipici della sua produzioni artistici ma anche oggetti appartenenti alla sua quotidianità: la custodia del violino che apparteneva alla madre di Boetti, un gioco del figlio Giordano e altri oggetti presenti nella sua casa e nel suo studio.
Inoltre è presenta anche un tappeto nel tappeto. Infatti l’artista inserisce anche motivi decorati ripresi dai tappeti persiani della sua collezione.

Alighiero Boetti, dettaglio del Tappeto, 1994
Alighiero Boetti, dettaglio del Tappeto, 1994

Se incuriositi da questi lavori, non vi resta che visitare la mostra Alighiero Boetti: Minimum/Maximum, a Venezia fino al 12 Luglio.

Crediti fotografici:
https://www.archivioalighieroboetti.it/
http://www.madrenapoli.it/