Danielle Van Ark, Untitled, sabbia, 2013

Danielle van Ark, artista tedesca, ha sempre nutrito interesse per temi quali il passare del tempo, l’impermanenza e la morte.
Da sempre questi motivi animano il suo lavoro e l’hanno portata, tra l’altro, a creare un tappeto persiano fatto interamente di sabbia.

Danielle Van Ark, Untitled, sabbia, 2013
Danielle Van Ark, Untitled, sabbia, 2013

Van Ark ha creato questi 3 tappeti di sabbia mentre era residente alla Rijksacademie di Amsterdam, istituzione nata per dare una voce ed uno spazio ad artisti emergenti.

L’idea di un tappeto di sabbia non è nata dal nulla. Mentre passeggiava per le bancarelle di Amsterdam, Van Ark si è imbattuta in una fotografia che ritraeva una donna di Drenthe, provincia nordorientale dei Paesi Bassi, intenta a creare un grande tappeto di sabbia. Si trattava di una tradizione tipica della regione, che vedeva le donne intente a creare questi disegni di sabbia, principalmente nelle giornate di festa.

Danielle Van Ark, Untitled, sabbia, 2013
Danielle Van Ark, Untitled, sabbia, 2013

Van Ark ha deciso di trarre ispirazione da questa tradizione, inserendo alcuni elementi e scelte personali.
Innanzitutto ha deciso di cambiare il formato dell’opera e di creare dei tappeti più piccoli rispetto a quelli di Drenthe. Inoltre ha aggiunto, all’interno della trama del tappeto, dei simboli che rimandano al mondo contemporaneo.

Danielle Van Ark, dettaglio di Untitled, sabbia, 2013
Danielle Van Ark, dettaglio di Untitled, sabbia, 2013

Il processo di creazione è stato lungo. Infatti l’artista ha lavorato per cinque settimane, ogni giorno. Innanzitutto ha disegnato i modelli dei suoi tappeti con la matita, sul pavimento. Per delimitare lo spazio del tappeto e creare i disegni di maggiori dimensioni, Van Ark ha utilizzato una sacca da pasticcere, riempita di sabbia. Invece ha tagliato a mano degli stencil per realizzare i disegni di minori dimensioni. Sopra di essi ha poi fatto cadere la sabbia, in modo tale che rimanesse la traccia, in negativo, dei suoi modelli.

Danielle Van Ark, dettaglio di Untitled, sabbia, 2013
Danielle Van Ark, dettaglio di Untitled, sabbia, 2013

Questo lavoro, così minuzioso e impegnativo, è però vissuto per poco tempo. Infatti Van Ark l’aveva creato per uno spazio temporaneo e, arrivato il momento di disallestire la sua mostra, ha dovuto cancellare i segni che aveva creato.

Danielle Van Ark, Untitled, sabbia, 2013
Danielle Van Ark, Untitled, sabbia, 2013

Ma l’artista non si è dispiaciuta per questo aspetto. Anzi, è proprio questo carattere di impermanenza che va ricercando nelle sue opere. Ed è proprio per questo che ha scelto come medium artistico la sabbia, elemento transitorio per eccellenza.
Inoltre, tale lavoro, le ha permesso di indagare un altro tema a lei molto caro, ovvero gli status sociali. Infatti ha scelto come forma il tappeto persiano, simbolo di lusso per eccellenza.
Unendo un simbolo di status sociale ad un materiale così effimero, Van Ark ci spinge a riflettere sulla vacuità delle gerarchie sociali. Per tutta la vita ricerchiamo una distinzione sociale pensando che essa determini anche la nostra identità. Tuttavia si tratta di una ricerca vana perché gli status sociali, come la vita, sono effimeri e imprevedibili.

Danielle Van Ark, dettaglio di Untitled, sabbia, 2013
Danielle Van Ark, dettaglio di Untitled, sabbia, 2013

Crediti fotografici: http://www.daniellevanark.com/