Faig Ahmed, Liquid, tappeto di lana fatto a mano, 2014

Faig Ahmed: il re indiscusso dei tappeti contemporanei.
L’artista azero fin da giovanissimo è stato attratto dalla tradizione dei tappeti, molto forte nel suo paese d’origine, l’Arzebaigian. A tal proposito Ahmed ha raccontato, in un’intervista, che, rimasto un giorno solo a casa all’età di sette anni, è stato subito attratto dai colori e dalle fantasie di uno dei tappeti di casa sua. All’artista tale oggetto sembrava un labirinto, uno strumento magico che decise di indagare tagliandolo e manipolandolo.

Faig Ahmed, Restrain, tappeto di lana fatto a mano, 2012
Faig Ahmed, Restrain, tappeto di lana fatto a mano, 2012

Il suo atteggiamento nei confronti del tappeto è rimasto lo stesso. Oggi Ahmed è di sicuro uno dei più grandi innovatori in tale settore e continua a essere protagonista di molte mostre. Proprio in questo periodo ( dal 6 maggio fino al 24 settembre) in Svezia, al Textile Museum of Sweden, si tiene Equation, personale dell’artista.

Faig Ahmed, Just Eptiness, tappeto fatto a mano, 2014q
Faig Ahmed, Just Eptiness, tappeto fatto a mano, 2014

Protagonisti assoluti dell’esposizione saranno i tappetti decostruiti di Ahmed, in grado di mettere in dialogo tradizione e innovazione.

Tale dialogo è insito nella stessa produzione tessile. Infatti l’artista utilizza il procedimento tradizionale e secolare, a cui aggiunge un pizzico di tecnologia.
Perciò egli parte dal design dei tradizionali tappeti dell’Asia centrale e poi li manomette e li riprogetta in forma digitale sul computer. Il risultato è trasportato su disegni a grandezza naturale, che, come nella creazione dei tappeti tradizionali, vengono poi realizzati da artigiani locali su telai tradizionali, dando vita ad oggetti nei quali si è portati a perdersi, dove il segno viene continuamente spostato, pixellato, liquefatto.

Faig Ahmed, Tradition in Pixel, tappeto di lana fatto a mano, 2010
Faig Ahmed, Tradition in Pixel, tappeto di lana fatto a mano, 2010

Dopotutto il suo lavoro non potrebbe fare a meno della tradizione, anzi si basa proprio su di essa.
Come Ahmed ha affermato: “Amo essere ostaggio della tradizione: è un test a cui devo sottopormi per sentirmi libero“.
Egli sente la necessità di porsi in relazione con il passato, di studiarlo per comprendere i cambiamenti che hanno portato al mondo di oggi.

Faig Ahmed, Ilan, tappeto di lana fatto a mano, 2014
Faig Ahmed, Ilan, tappeto di lana fatto a mano, 2014

Per tale operazione il tappeto diventa essenziale. Infatti per Ahmed esso è l’incarnazione di una cultura secolare, simbolo di stabilità. I tappeti, con la loro struttura, composta da un bordo e da una zona centrale, rappresentano la nostra struttura sociale e tutto ciò che conosciamo.
In tale logica, i pattern che ogni cultura affida ai tappeti, che siano simili o differenti fra di loro, sono comunque sempre linguaggi e segni attraverso i quali possiamo comunicare.

Faig Ahmed, Singularity, tappeto di lana fatto a mano, 2016
Faig Ahmed, Singularity, tappeto di lana fatto a mano, 2016

Dunque nei suoi tappeti tradizione e contemporaneità si incontrano perché alle geometrie del tappeto tradizionale vengono affiancate quelle prodotte dal computer. Così la stabilità del passato incontra il caos del presente e dalla loro convivenza nasce un tappeto intrigante e simbolico.

Faig Ahmed, Virgin, tappeto di lana fatto a mano, 2016
Faig Ahmed, Virgin, tappeto di lana fatto a mano, 2016

Invece di spiegare a parole che cos’è oggi la cultura, la tradizione, la società, Ahmed si spiega usando i tappeti. E non possiamo che ringraziarlo!

Crediti fotografici: http://www.faigahmed.com/