Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013

La storia d’amore fra Rudolf Stingel, artista altoaltesino, e i tappeti ha origini antiche.
Infatti da anni l’artista utilizza anche il tappeto come strumento per indagare i limiti dell’arte, l’inconscio umano e le relazioni fra astrazione e figurazione.

Più precisamente, Stingel presentò il suo primo tappeto nel 1991, a New York. Si trattava di un tappeto arancione fluorescente di grandi dimensioni che lo consacrò a grande protagonista dell’arte contemporanea.

Rudolf Stingel, Untitled (Orange Carpet on Floor), 1991
Rudolf Stingel, Untitled (Orange Carpet on Floor), 1991

Da quel momento in poi artista e tappeto non si sono più lasciati. Infatti, anche quando tale oggetto non compare materialmente, nei lavori di Stingel, soprattutto nei quadri astratti, si riconosce sempre una certa ricerca di forme e pattern.

Certamente l’apice di questa fruttuosa collaborazione artistica è avvenuto in occasione della Biennale di Venezia del 2013. Palazzo Grassi ha dedicato una personale all’artista altoatesino, lasciandogli tra l’altro la completa libertà di progettazione e di selezione delle opere da esporre.
Stingel ha deciso quindi di ricoprire i più di 5.000 metri quadrati dell’edificio con una tappezzeria ignifuga, sulla quale era riprodotto un tappeto a motivo orientale.
All’interno di questo ambiente ovattato e avvolgente trovavano poi opere astratte e dipinti raffiguranti oggetti simbolici, paesaggi e persone.

Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013
Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013

A proposito di questo lavoro Stingel ha commentato: “Un onore, ma anche un’impresa difficilissima. Ho usato il tappeto altre volte ma sempre in spazi dove il contrasto era evidente. A Venezia e a Palazzo Grassi il tappeto sembra quasi esserci sempre stato, sembra fare parte dell’atmosfera decadente della città”.

Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013
Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013

Infatti il tappeto rievoca subito la storia millenaria della Repubblica della Serenissima. Tuttavia l’artista, a questo rimando, ne aggiunge uno a lui più connesso, proveniente dalla cultura Mitteleuropea. Così il tappeto che ricopre il pavimento, le pareti, i soffitti di Palazzo Grassi diventa un’allusione allo studio viennese di Sigmund Freud, altro ambiente nel quale i tappeti orientali erano protagonisti.

Studio viennese di Sigmund Freud, fonte d'ispirazione per Rudolf Stingel
Studio viennese di Sigmund Freud, fonte d’ispirazione per Rudolf Stingel

Tale riferimento offre perciò una chiave di lettura dell’installazione: la sensazione avvolgente e l’esperienza sensoriale che si prova addentrandosi in questo labirinto ci riconducono ad un viaggio nella trascendenza dell’Ego. In tale ambiente i dipinti presenti diventano il segno di vissuti rimossi che riaffiorano. In particolare Stingel afferma che i quadri astratti sono l’atmosfera dei sogni, le figure religiose i nostri sensi di colpa repressi.

Rudolf Stingel, Untitled, olio su tela, 2012. Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013
Rudolf Stingel, Untitled, olio su tela, 2012. Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013
Rudolf Stingel, Untitled, olio su tela, 2013. Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013
Rudolf Stingel, Untitled, olio su tela, 2013. Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013

In tal modo il visitatore instaura una relazione forte e sentita con lo spazio architettonico. Esso diventa luogo di meditazione, caratterizzato da un’atmosfera nuova, rarefatta e sospesa nel quale il visitatore è invitato ad avere un ruolo attivo, a svolgere un viaggio introspettivo.

Rudolf Stingel, Untitled (Franz West), olio su tela, 2011. Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013
Rudolf Stingel, Untitled (Franz West), olio su tela, 2011. Vista della mostra Rudolf Stingel, Palazzo Grassi, 2013

Crediti fotografici: http://www.domusweb.it/it/notizie/2013/06/10/rudolf_stingel.html