La mia chiacchierata con Sina Moghanian, designer artist, come ama definirsi lui, è iniziata con la domanda più “banale” del mondo: “Chi sei?”.

Sina non mi ha risposto con dati anagrafici, elencazioni di lauree prese o paesi vissuti, ma con semplicità mi ha spiegato che alla domanda non era poi così scontato trovare una risposta. Per lui era una domanda filosofica, che richiedeva una riflessione e a cui non era sicuro di poter trovare una risposta definitiva.

E così, fin da questo primo approccio, ho cominciato a conoscere meglio Sina e la sua personalità, attenta, profonda e indagatrice, con uno sguardo sempre attivo sul mondo che lo circonda.

E, nel corso dell’intervista, forse ho un po’ capito chi è Sina.

Sina Mognanian

Sina Moghanian è nato in Iran nel 1981; ha studiato Interior Design e Scenografia, rispettivamente all’ Università di Tehran e alla Islamic Azad University. Dopodiché si è trasferito a Milano per studiare Product Design all’Accademia di Brera.

All’epoca aveva scelto come nuova casa Milano perché cuore pulsante del design, mondo per Sina molto affascinante.

Tuttavia, quando gli chiedo se preferisca essere definito designer anziché artista, risponde che tali classificazioni sono per lui poco importanti. Per Sina, fiero designer artist, l’importante è che in tutto ciò che fa ci sia equilibrio fra gli elementi, che siano essi artistici o di design, coniugando così due mondi che appaiono spesso inconciliabili. E infatti Sina ha scritto: “Semplicemente mi descrivo come un designer che conosce l’arte o come un artista che sa anche come fare design!”.

Probabilmente questa mancanza di una distinzione netta fra design e arte gli viene anche dalla sua particolare visione della sua professione, che in parte coincide con ciò che Sina stesso è. Essere un designer artist, per lui, non significa solo mettere a frutto le conoscenze acquisite e le proprie abilità, ma significa immaginare ogni giorno come vorrebbe fosse il suo futuro, immaginare se stesso in contesti e tempi diversi.

In questa visione egli è molto vicino al pensiero del designer internazionale, Karim Rashid, a cui Sina fa riferimento soprattutto per una frase: “ Molte volte sento le persone dire, riguardo all’arte o al design “Avrei potuto farlo anch’io”, ma non l’hanno fatto”. Quindi per Sina la sua professione coincide con l’attività immaginativa, che gli permette di creare nuove realtà.

In questa visione d’insieme della sua professionalità, diventa completamente inutile per Sina definirsi in modo puntuale; sarebbe meglio definirlo come un libero inventore, che nei suoi progetti non pensa solo alla funzione o solo all’elemento artistico, ma mischia tali aspetti per ottenere risultati originali.

Anche il suo ultimo lavoro, il Tappeto Volante, è un progetto ibrido, un sofà in grado di tracciare un collegamento visivo fra Iran e Italia: infatti è sia un’opera d’arte, ma anche un oggetto di design, con una funzione precisa e anche producibili in più pezzi.

Sina Moghanian, Tappeto Volante, tappeto Persiano, imbottitura, struttura in acciaio, 2017
Sina Moghanian, Tappeto Volante, tappeto Persiano, imbottitura, struttura in acciaio, 2017

Si tratta infatti di una struttura in acciaio pieghevole, che permette al divano di assumere diverse posizioni, ricoperto da una imbottitura e poi da un tappeto persiano originale.

Dietro al Tappeto Volante c’è un doppio lavoro di rivisitazione di due oggetti che fanno parte di due culture diverse, iraniana e italiana, ma intrecciate grazie al tramite di Sina. Infatti il Tappeto Volante è l’incontro della tipica seduta tradizionale iraniana, il poshti, composto da due cuscini rivestiti da tappeti persiani, di cui uno è la seduta e l’altro lo schienale, con il concept minimal del sofà italiano, un’icona del design famosa in tutto il mondo.

Poshti tradizionale
Poshti tradizionale

Dal primo Sina ha preso l’estetica immediatamente percepibile: come il poshti il Tappeto Volante di Sina è da collocare per terra, ha una forma morbida che ricorda quella di un cuscino e, soprattutto, è rivestito da un tappeto. Il tappeto è per Sina è un elemento centrale, fa parte della sua vita, della sua infanzia, “ci sono cresciuto dentro” mi dice. E il tappeto per Sina è legato a un sentimento forte e chiaro, la nostalgia, un sentimento che pervade tutta l’opera.

Lo stesso titolo è legato, se vogliamo, alla nostalgia: il tappeto volante rimanda al tappeto magico, alla possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio per raggiungere luoghi fantastici e immaginari. E in effetti è proprio quello che si avverte una volta seduti sul sofà di Sina: si ha la sensazione di sentire la sua nostalgia per gli anni dell’infanzia in Iran e a propria volta si è spinti da questo sentimento di nostalgia a farsi trasportare indietro nel tempo, a ricordi sopiti e un po’ sbiaditi, ma non dimenticati. A tale proposito Sina ha scritto: “Le nostre nostalgie si collegano agli oggetti e rimangono dentro di loro”.

Sina Moghanian, Tappeto Volante, tappeto Persiano, imbottitura, struttura in acciaio, 2017

Tra l’altro, il tappeto è per Sina anche metafora del suo paese d’origine, dell’Iran: entrambi sono complicati, accolgono in sé elementi differenti, hanno una trama fitta e attingono a culture differenti. Forse proprio per questa somiglianza di fondo Sina ha deciso di lavorare con i tappeti.

A questo elemento tradizionale si aggiunge poi il concept minimal del sofà italiano. In

Mario Cristiani ed Eugenio Gerli, Tavolo T92, 1960
Mario Cristiani ed Eugenio Gerli, Tavolo T92, 1960

particolare due sono i progetti che lo hanno ispirato particolarmente in questo caso: il Tavolo T92 di Eugenio Gerli e Mario Cristiani del 1960 e il canapè ribalta di Fabrizio Ballardini del 1988. In entrambi i casi si tratta di una struttura flessibile che permette all’oggetto di assumere posizioni diverse. Ovviamente si tratta solo di due punti di partenza che poi vengono completamente e personalmente rielaborati.

Questo lavoro può essere così concepito come una sintesi di due aspetti fondamentali della vita e della personalità di Sina: da una parte c’è la sua cultura persiana di origine, i ricordi della sua infanzia, elementi che non possono in alcun modo abbandonarlo completamente; dall’altra c’è il suo sguardo contemporaneo e minimal, nato anche dall’incontro con la cultura italiana, che gli permette di rivisitare la tradizione, dando a essa nuova linfa vitale. Sina riesce così, grazie alla presenza costante della tradizione, a presentare un linguaggio semplice e sofisticato, in grado però di comunicare ricordi, emozioni e sogni.

Sina Moghanian, Tappeto Volante, tappeto Persiano, imbottitura, struttura in acciaio, 2017
Il Tappeto Volante esposto in occasione della IV edizione di Accademia Aperta, 2018

Quando chiedo a Sina se ha intenzione di usare ancora il tappeto nei suoi progetti mi risponde che è probabile, ma non una certezza. Sina è comunque un designer eclettico, che ama sperimentare con forme e materiali sempre diversi per non cadere nella ripetitività. E poi, da vero conoscitore dei tappeti, sa che essi non corrispondo solo a un materiale, ma ad una filosofia, una mentalità, a un tradizione, che forse nei suoi progetti, anche indirettamente trovano sempre spazio.

Per ora il suo progetto artistico futuro è creare una comunità artistica variegata, soprannominata PIU’, dove artisti di ogni genere, danzatori, performers, fotografi, designer, artisti possano incontrarsi per creare un progetto a più livelli di comunicazione e multiculturale.

Una specie di tappeto vivente, dove mentalità, metodi e culture diverse si incontrano per creare un qualcosa di omogeneo e variopinto.

Ludovica Matarozzo

Per maggiori info su Sina e per contattarlo: http://sinartplus.houzz.com/

Crediti fotografici: Sina Moghanian